Capitolo II – I primi insegnamenti di Gesù

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Capitolo II – I primi insegnamenti di Gesù

Il secondo capitolo del Vangelo secondo Giovanni ci racconta con fatti di cronaca, come l’altruismo e la sincerità nel primo paragrafo e l’umiltà nel secondo paragrafo, siano alla base del Verbo di Dio.

Il primo paragrafo ci narra l’inizio dei “segni” che resero Gesù credibile agli occhi dei discepoli e di chi era presente alle nozze di Cana. Gesù viene invitato alla festa con i suoi discepoli e in qualità di ospite non sarebbe tenuto a dare ma a ricevere. Ad un certo punto della festa il vino finisce e la madre di Gesù fa notare al figlio la cosa dicendo: “Non hanno più vino“.

Gesù che già sa che dovrà arrivare a sacrificare anche il suo corpo e versare il suo sangue per gli altri le risponde: “Che vuoi da me, o donna? Non è ancora venuta la mia ora”. Egli ha infatti capito perfettamente le allusioni di sua madre e lo infastidisce il dover dare ulteriori “segnali” della sua determinazione e della potenza di Dio a chi lo circonda. Tuttavia Gesù è così puro e disposto all’altruismo che accontenta la madre e trasforma l’acqua contenuta nelle giare in vino, poi ordina ai servi di portarlo al direttore di mensa senza dire chi l’avesse fornito. Il direttore lo assaggia e chiama lo sposo convinto provenga da lui e gli dice: “Tutti presentano dapprima il vino buono e poi, quando si è brilli, quello scadente. Tu hai conservato il vino buono fino ad ora”.

Con questo segno Gesù diffonderà due importanti insegnamenti: si mostra eccezionalmente altruista nei confronti dello sposo non prendendosi i meriti del vino che viene rifornito e rende lo sposo una persona sincera e onesta agli occhi del direttore di mensa e dei suoi ospiti. Con la frase detta del direttore possiamo intuire come tante persone applichino l’inganno verso gli ospiti, offrono prima il vino buono e poi quello scadente. Il direttore apprezza quindi il comportamento corretto dello sposo e lo elogia pubblicamente.

Il secondo paragrafo “Il tempio e il corpo di Gesù” fa riferimento alla povertà, la semplicità e l’umiltà profonda di cui deve essere vestita la Casa di Dio e i luoghi dove ci si reca per pregare. Dopo essere entrato nel tempio e aver trovato mercatai di ogni sorta al suo interno Gesù caccia via tutti e rovescia i banchi per la vendita delle merci a terra, poi esclama: “Portate via questa roba di qui e non fate della casa del Padre mio una casa di mercato”.

Anche in questo passaggio l’insegnamento trasmesso è molto importante per chi dovrà divulgare il Verbo di Dio. Non bisogna infatti unire il denaro a Dio in quanto essi non hanno compatibilità. Costruire un posto dove l’oro sovrasta il credo crea differenze di ceto sociale tra i sacerdoti e il popolo e genera invidia nei confronti di chi amministra tali ricchezze. Coloro che amministrano tali ricchezze vengono quindi privilegiati rispetto gli altri uomini e creano inconsapevolmente il male.

Bisognerebbe invece notare ciò che viene scritto dopo: “Si ricordarono i suoi discepoli che sta scritto: Lo zelo della tua casa mi divorerà.” Una frase che descrive brevemente ma efficacemente come dovrebbe dovrebbero essere i luoghi dove ci si reca a pregare.

Il secondo capitolo si conclude poi con il “sommario storico” fondamentale per chi vuole divulgare il Verbo di Dio. “Mentre egli si trovava a Gerusalemme durante le festività della Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni che egli faceva. Gesù però diffidava di loro perché conosceva tutti e non aveva bisogno che altri testimoniasse sull’uomo; egli infatti sapeva ciò che vi era nell’uomo.”

Come vedremo nell’analisi del terzo capitolo la prossima settimana, gli uomini di spirito ad un certo punto della loro vita, ricevono una “chiamata” da Dio e la seguono. Le persone che circondano Gesù e che lo conoscono da tempo, nonostante vedono i segni che compie, stentano a credere in lui. Questo perché molti di noi pensano che i miracoli siano eventi legati ad un “caso fortuito” e non all’opera di Dio.

E quindi lecito pensare che anche se chi circondava Gesù vedeva dei “segni” molti stentavano a credere che dietro questi segni ci fosse “la mano di Dio” e li ritenevano piuttosto “coincidenze fortunate”. Per questo Gesù deciderà di andare a predicare fuori dalla sua città e consiglierà ai suoi discepoli di fare altrettanto.

Predicando in maniera caritatevole ed umile a chi non conosciamo già, possiamo evitare i “pregiudizi” che queste persone hanno verso di noi in quanto non esistono “precedenti” con loro e ci si può presentare come una “nuova persona” o meglio come in questo caso “come una persona guidata da Dio”. Al contrario chi già conosce quella persona farà fatica a credere che essa sia “cambiata” e faticherà a dargli una nuova e completa fiducia.

Una risposta.

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