Capitolo V – Il rifiuto della Rivelazione

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Capitolo V – Il rifiuto della Rivelazione

Il quinto capitolo del Vangelo secondo Giovanni si divide in quattro paragrafi. I primi due trattano un segno fatto da Gesù e i restanti due mediante “Il discorso di Rivelazione” parlano del potere che ottiene chi Crede in Dio e nel Figlio dell’uomo, Gesù.

Nel paragrafo “La guarigione alla piscina di Betesda” Gesù si reca a Gerusalemme presso la porta delle pecore dove è situata una piscina chiamata Betesda con cinque portici. Il quinto portico divideva in due una grande vasca di forma trapezoidale, alimentata da acqua piovana e da una sorgente intermittente.

“Un angelo infatti ad intervalli scendeva nella piscina e agitava l’acqua: il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia”. Molto interessante è notare come a seguito dei restauri intrapresi sulla chiesa di Sant’Anna in Gerusalemme nel 1888 sono stati ritrovati i resti di due grandi piscine con cinque portici. Un affresco riscoperto e situato su uno dei muri rappresenta un angelo che smuove l’acqua. Quindi sarebbe lecito pensare che tutto coincide con la descrizione di Giovanni e per quanto essa sia “metaforica” sappiamo anche che l’acqua piovana ha diversi benefici infatti è salutare per la pelle e i capelli. L’acqua che si raccoglie dopo un temporale è dolce, ed è migliore della schiuma degli shampoo e saponi in quanto lascia meno impurità sulla pelle. Inoltre in quell’epoca era molto meno “inquinata” di ora e ricca di ozono capace di disinfettare da virus e batteri.

Gesù trova sotto i portici della piscina una moltitudine di infermi, ciechi, zoppi, invalidi. “C’era là un uomo infermo da trentotto anni. Gesù, vistolo disteso e saputo che si trovava già da molto tempo in quello stato, gli dice: Vuoi guarire?. Gli rispose l’infermo: Signore, non ho un uomo che mi getti nella piscina quando l’acqua viene agitata; e, mentre io mi avvio per andare, un altro vi scende prima di me. Gli dice Gesù: Alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina. L’uomo fu guarito all’istante, prese il suo giaciglio e camminava.”

Da questo passo, possiamo quindi dedurre, che nonostante l’uomo abbia “metodi” naturali per curarsi, dati da Dio (come l’acqua piovana) e metodi classici dati dall’uomo tramite la medicina; il potere di Gesù ha le stesse “qualità” del potere di Dio ed è in grado di guarire all’istante un malato con la sola forza del Credo, accompagnata dall’imposizione delle mani e frasi come ad esempio: “Ti sono rimessi i tuoi peccati” oppure “Prendi e cammina”.

Nel paragrafo successivo “La disputa” i Giudei vedono camminare col suo giaciglio l’infermo guarito da Gesù e lo rimproverano in quanto di sabato non è lecito operare ne portare il proprio giaciglio. L’infermo racconta ai Giudei di aver ricevuto un ordine e di averlo eseguito, ma quando gli chiedono chi gli avesse detto: “Prendi e cammina” non sa rispondere in quanto Gesù dopo averlo guarito si era eclissato tra la folla presente in quel luogo. Più tardi Gesù lo trova nel tempio e gli dice: “Ecco che sei guarito. Non peccare più, perché non ti avvenga di peggio“.

Si capisce come il peccato attiri il male e di conseguenza anche le malattie. La relazione peccato-malattia, per quanto verrà negata successivamente nel capitolo IX del Vangelo di Giovanni, esiste ed è reale. Possono quindi esistere due casi con questa relazione, nel primo caso il peccato porta alle malattie e in alcuni casi anche alla morte o comunque causa disgrazie a chi lo commette; nel secondo caso la malattia si verifica dalla nascita senza che ci sia stato un peccato che ne ha causato la sua comparsa ma: “…perché si manifestassero in lui le opere di Dio”. (Giovanni 9,3)

Successivamente l’infermo si reca dai Giudei e riferisce che è stato Gesù a guarirlo, per questo i Giudei perseguitano Gesù, egli non solo operava di sabato ma dice che Dio è suo Padre, facendo se stesso uguale a Dio. Trovato Gesù e interrogato sul perché facesse queste cose di sabato lui rispose loro: “Mio Padre è all’opera fino ad ora ed anch’io sono all’opera“. Una frase che ci vuole ricordare come il bene è continuamente all’opera, per questo è importante non perdere la Speranza se vediamo avanzare il male.

Negli penultimo paragrafo “Le opere e il potere del Figlio” Gesù esprime tre concetti con le seguenti frasi:

Primo concetto – “…il Figlio non può far nulla da se stesso se non ciò che vede il Padre fare. Ciò infatti che fa lui, lo fa ugualmente il Figlio. Il Padre infatti ama il Figlio e gli mostra tutto ciò che egli fa, ed opere più grandi di queste gli mostrerà, in modo che voi ne rimaniate stupiti. Come infatti il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a coloro che vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Colui che non onora il Figlio, non onora il Padre che l’ha mandato.” – ovvero credendo in Dio e rispettando le sue leggi, la persona che riesce a non commetterne più peccati ottiene infine il potere di Dio. Riesce a donare la vita a chi vuole trasmettendo la propria energia vitale (il Credo). Dio tuttavia non giudica nessuno, essendo uno Spirito del Bene, ma delega il Figlio (ovvero Gesù che segue la sua legge alla perfezione) a giudicare, Gesù che è un essere umano è in grado di giudicare avendo oltre lo Spirito in sé, anche la mente per applicare la legge di Dio. Chi non onora la vita dell’essere umano rispettandola, non onora nemmeno Dio.

Secondo concetto – “…chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.” – ovvero chi Crede in Dio non verrà giudicato perché seguirà le sue leggi e passerà dalla morte (dal male) alla vita (al bene).

Terzo concetto – “…è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.” – ovvero nel momento in cui Gesù si rivela al mondo, anche l’anima di chi era già morto ma credeva in Dio, verrà salvata; come Dio che è vita, anche noi uomini (che sono suoi figli) se crediamo in Lui, portiamo la vita in noi stessi e se siamo buoni e giusti possiamo giudicare gli altri uomini che non credono in Dio e non rispettano le sue leggi; nell’ultima parte infine si sottolinea come solo chi è perfettamente retto come Gesù e segue totalmente le Leggi di Dio può permettersi di dar giudizio su gli altri, perché professa e rispetta quello che Dio vorrebbe da noi uomini e quindi agisce per conto e nome di Dio.

Nel paragrafo “La testimonianza a favore del figlio” che conclude il capitolo V, Gesù afferma che gli uomini devono credere in lui e in Dio perché c’è già un uomo che è suo testimone, ovvero Giovanni Battista. “Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita.”

Il discorso si conclude con una costatazione che è anche una frase del noto Albert Einstein, che sicuramente perdura anche oggi nella nostra società: Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo? Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

 

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